IL FILTRO POLARIZZATORE
Il filtro polarizzatore è uno degli accessori più utili nella fotografia di paesaggio. Permette di ridurre i riflessi sulle superfici non metalliche, attenuare, in determinate condizioni, la foschia atmosferica e aumentare la percezione di contrasto e saturazione dell’immagine.
Il polarizzatore non agisce semplicemente rendendo la fotografia più scura: seleziona determinate componenti della luce in funzione della loro polarizzazione.
Il suo effetto viene controllato ruotando il filtro davanti all’obiettivo. In questo modo possiamo decidere quanto attenuare la componente polarizzata presente nella scena.
È particolarmente utile, per esempio, per ridurre il riflesso sulla superficie dell’acqua e rendere più visibili gli elementi presenti sotto di essa, come rocce, sabbia e vegetazione.
Può inoltre ridurre i riflessi su altre superfici non metalliche, come vetro e alcune superfici verniciate.
È importante però parlare di riduzione o attenuazione dei riflessi, e non di eliminazione: il risultato dipende dalle caratteristiche della superficie, dall’angolo di osservazione e dalla posizione del Sole.
COME FUNZIONA LA POLARIZZAZIONE
La luce è un’onda elettromagnetica. Nella luce naturale le oscillazioni del campo elettrico avvengono in molte direzioni perpendicolari alla direzione di propagazione.
Un polarizzatore lineare trasmette principalmente la componente della luce il cui campo elettrico oscilla lungo una determinata direzione, attenuando le componenti orientate diversamente.
La luce presente nella scena può però essere non polarizzata, parzialmente polarizzata o fortemente polarizzata, a seconda del modo in cui è stata emessa, riflessa o diffusa.
Questo è il motivo per cui il polarizzatore non agisce allo stesso modo su tutta la luce presente nell’immagine.
Quando ruotiamo il filtro, ruotiamo anche la direzione di polarizzazione che il filtro trasmette. Di conseguenza, la quantità di luce polarizzata che riesce a passare cambia.
È proprio questa rotazione che permette di controllare l’effetto del filtro.
TIPI DI FILTRI POLARIZZATORI
I filtri polarizzatori possono essere lineari oppure circolari.
Il termine “circolare” non indica la forma del filtro. Un polarizzatore circolare può infatti essere rotondo, come i normali filtri avvitabili, ma la definizione riguarda il tipo di polarizzazione della luce in uscita.
Allo stesso modo, “lineare” non significa che il filtro abbia una forma rettangolare.
Il polarizzatore lineare
Il polarizzatore lineare seleziona una direzione di polarizzazione della luce.
Nelle fotocamere dotate di alcuni sistemi autofocus e di esposizione che utilizzano elementi ottici sensibili alla polarizzazione, un polarizzatore lineare può interferire con il corretto funzionamento del sistema.
Questo problema era particolarmente importante nelle fotocamere reflex di alcune generazioni. Per esempio, i manuali Nikon specificavano esplicitamente l’incompatibilità dei polarizzatori lineari con determinati sistemi autofocus e raccomandavano l’uso di polarizzatori circolari.
Il polarizzatore circolare (CPL)
Per questo motivo, nella fotografia con fotocamere dotate di sistemi autofocus e di esposizione attraverso l’obiettivo, si utilizza normalmente un polarizzatore circolare, indicato con la sigla CPL.
Un CPL è composto da due elementi principali:
- un polarizzatore lineare, che seleziona una determinata componente della luce;
- una lamina a quarto d’onda (quarter-wave plate), che modifica lo stato di polarizzazione della luce in uscita trasformandola in polarizzazione circolare.
Questa configurazione permette di utilizzare il filtro senza creare i problemi che un polarizzatore lineare può provocare in determinati sistemi autofocus ed esposimetrici.
Nelle fotocamere moderne, soprattutto mirrorless, i sistemi autofocus e di esposizione sono generalmente progettati per lavorare correttamente con un CPL; resta comunque buona norma seguire le indicazioni del produttore della propria fotocamera.
PERCHÉ UTILIZZARE UN POLARIZZATORE?
Uno dei principali vantaggi del polarizzatore è la possibilità di intervenire sulla luce riflessa e polarizzata direttamente durante la ripresa.
Questo può produrre diversi effetti.
Ridurre i riflessi sull’acqua
È probabilmente uno degli utilizzi più interessanti del polarizzatore.
Quando fotografiamo un lago, un fiume o il mare, la superficie dell’acqua può riflettere il cielo e ciò che la circonda.
Ruotando il polarizzatore possiamo attenuare il riflesso e rendere maggiormente visibili gli elementi presenti sotto la superficie.
Per esempio, possiamo arrivare a vedere più chiaramente rocce, sabbia o vegetazione del fondale.
Non sempre è però desiderabile eliminare completamente il riflesso.
A volte il riflesso del cielo costituisce una parte importante della composizione. Il polarizzatore ci permette quindi di controllare il riflesso, non necessariamente di eliminarlo completamente.
RIDURRE I RIFLESSI SU VETRO E ALTRE SUPERFICI
Il polarizzatore può ridurre anche i riflessi presenti su superfici non metalliche, come il vetro.
Questo può essere utile, per esempio, quando fotografiamo attraverso una vetrina o una finestra.
Può essere utilizzato anche per ridurre determinati riflessi sulle foglie e su altre superfici non metalliche.
Bisogna però ricordare che il polarizzatore non elimina i riflessi metallici.
Inoltre, l’efficacia dipende dall’angolo con cui osserviamo la superficie. Non tutti i riflessi possono essere eliminati e in alcune situazioni l’effetto può essere soltanto parziale.
AUMENTARE CONTRASTO E SATURAZIONE
Una delle conseguenze dell’utilizzo del polarizzatore può essere un’immagine con colori apparentemente più saturi e maggiore contrasto.
È importante però capire perché.
Il polarizzatore non è un semplice filtro che “aumenta la saturazione”. Riducendo determinati riflessi e la luce diffusa, può far apparire più intensi i colori che si trovano sotto quella componente riflessa.
Per esempio, riducendo il riflesso sulla vegetazione, il colore delle foglie può risultare più intenso.
Per questo motivo il risultato può essere simile a un aumento della saturazione, ma il meccanismo è completamente diverso da quello di un intervento effettuato in post-produzione.
RIDURRE LA FOSCHIA ATMOSFERICA
Il polarizzatore può essere molto utile anche nella fotografia di paesaggio per ridurre la foschia atmosferica.
La luce diffusa dall’atmosfera può essere parzialmente polarizzata. Nelle condizioni favorevoli, il polarizzatore può attenuare una parte di questa luce diffusa, aumentando il contrasto tra i diversi piani del paesaggio.
L’effetto è particolarmente evidente fotografando soggetti lontani, come montagne o paesaggi molto estesi.
Anche in questo caso, però, il risultato dipende dalla direzione di ripresa rispetto al Sole. Non è quindi corretto pensare che un polarizzatore riduca sempre e nella stessa misura la foschia.
IL POLARIZZATORE E IL CIELO
Il polarizzatore può rendere il cielo più scuro e contrastato e può far risaltare maggiormente le nuvole.
L’effetto massimo si ottiene quando la direzione di ripresa è circa perpendicolare alla direzione del Sole, cioè quando il Sole si trova a circa 90° rispetto alla direzione verso cui stiamo fotografando.
In pratica, se il Sole si trova alla nostra destra o alla nostra sinistra, possiamo ottenere il massimo effetto sul cielo.
L’effetto diminuisce invece quando fotografiamo verso il Sole o nella direzione opposta.
ATTENZIONE CON I GRANDANGOLARI
Con un obiettivo grandangolare possiamo includere nell’inquadratura una porzione molto ampia di cielo.
Il problema è che il grado di polarizzazione del cielo non è uguale in tutte le direzioni.
Di conseguenza, utilizzando un polarizzatore con un grandangolare, il cielo può presentare zone molto più scure di altre.
Il risultato può essere poco naturale, con una grande zona scura che attraversa il cielo.
Questo effetto può essere particolarmente evidente nelle fotografie realizzate con obiettivi molto grandangolari.
Per questo motivo, prima di scattare è importante osservare attentamente il cielo attraverso il mirino o sul display e valutare se l’effetto è naturale.
ATTENZIONE NEI PANORAMI
Il problema diventa ancora più importante quando realizziamo un panorama composto da più fotografie.
Durante la rotazione della fotocamera, la direzione di ripresa cambia e cambia quindi anche il rapporto tra la fotocamera, il Sole e la luce polarizzata del cielo.
Di conseguenza, il livello di polarizzazione può variare da uno scatto all’altro.
Quando le fotografie vengono unite, possono comparire variazioni di luminosità e di colore nel cielo, difficili da correggere.
Per i panorami molto ampi è quindi spesso preferibile evitare il polarizzatore oppure utilizzarlo con molta cautela.
IL POLARIZZATORE E L’ARCOBALENO
Anche l’arcobaleno può essere fortemente influenzato dal polarizzatore.
La luce dell’arcobaleno è fortemente polarizzata e la trasmissione attraverso il polarizzatore dipende dall’orientamento del filtro.
Ruotando il polarizzatore possiamo quindi modificare sensibilmente la visibilità dell’arcobaleno:
- in una posizione può risultare molto attenuato;
- ruotando il filtro può diventare nuovamente evidente;
- in condizioni favorevoli possiamo trovare una posizione che ne enfatizza maggiormente la visibilità.
Quando fotografiamo un arcobaleno, quindi, è consigliabile ruotare lentamente il filtro e osservare il cambiamento invece di assumere che il polarizzatore lo renda automaticamente più intenso.
QUANTA LUCE SOTTRAE?
Il polarizzatore è un filtro e, come tale, riduce la quantità di luce che raggiunge il sensore.
Un normale CPL comporta generalmente una perdita di circa 1,5–2 stop, anche se il valore preciso dipende dal filtro e dal produttore.
Questa perdita di luce è una caratteristica del filtro e non deve essere confusa con l’intensità dell’effetto polarizzante sulla scena.
Ruotando il filtro non stiamo semplicemente scegliendo se il filtro “sottrae più o meno luce” in senso generale. Stiamo soprattutto modificando quale componente della luce polarizzata viene trasmessa o attenuata.
La quantità di luce trasmessa può comunque variare con l’orientamento quando nella scena è presente luce polarizzata.
La fotocamera, utilizzando la misurazione TTL, tiene normalmente conto della luce effettivamente arrivata attraverso il filtro e può quindi compensare automaticamente la perdita di luce nei modi di esposizione automatici.
COME OSSERVARE L’EFFETTO DEL POLARIZZATORE
L’effetto del polarizzatore può essere osservato direttamente attraverso il mirino o sul display della fotocamera.
Puntiamo la fotocamera verso una scena che contiene una componente di luce polarizzata, per esempio il cielo o una superficie riflettente.
Ruotiamo lentamente l’anello del CPL.
Vedremo cambiare progressivamente l’intensità dei riflessi e, in determinate condizioni, anche la luminosità e il contrasto del cielo.
È proprio questa possibilità di osservare l’effetto in tempo reale che rende il polarizzatore uno strumento particolarmente intuitivo.
GLI SVANTAGGI DEL POLARIZZATORE
Il polarizzatore è molto utile, ma presenta anche alcuni inconvenienti.
1. Sottrae luce
Come abbiamo visto, un CPL comporta normalmente una perdita di circa 1,5–2 stop.
Questo può essere un problema quando fotografiamo a mano libera in condizioni di scarsa illuminazione.
Con la fotocamera sul treppiede, invece, possiamo normalmente compensare la perdita utilizzando un tempo di posa più lungo.
2. Può creare vignettatura
Un polarizzatore aggiunge una montatura davanti all’obiettivo.
Con alcuni obiettivi grandangolari, soprattutto se la montatura è spessa o se vengono sovrapposti più filtri, questo può provocare vignettatura agli angoli dell’immagine.
Per questo motivo, quando utilizziamo focali molto corte, è preferibile prestare attenzione allo spessore della montatura e, quando necessario, utilizzare filtri con montatura sottile (slim).
3. Può provocare flare e riflessi indesiderati
Anche il polarizzatore, essendo un elemento ottico aggiuntivo, può contribuire alla comparsa di flare, ghosting o riflessi indesiderati.
Il rischio aumenta quando una fonte luminosa molto intensa, come il Sole, si trova nell’inquadratura o nelle sue immediate vicinanze.
È quindi importante controllare il risultato attraverso il mirino o il display.
4. Richiede più tempo per scattare
Con un polarizzatore non è sufficiente montare il filtro e scattare.
Dobbiamo ruotarlo fino a trovare la posizione che produce l’effetto desiderato.
Questo richiede qualche secondo in più e, soprattutto, un po’ di esperienza per capire rapidamente quale posizione utilizzare.
IL POLARIZZATORE NON DEVE ESSERE SEMPRE USATO AL MASSIMO
Uno degli errori più comuni è pensare che il miglior risultato si ottenga utilizzando sempre il massimo effetto polarizzante.
Non è necessariamente così.
In molte situazioni un effetto troppo forte può rendere il cielo innaturale oppure eliminare completamente riflessi che invece contribuiscono alla composizione.
Il polarizzatore dovrebbe essere utilizzato come uno strumento di controllo.
Non dobbiamo chiederci soltanto:
“Come posso eliminare il riflesso?”
ma anche:
“Quanto riflesso voglio mantenere?”
A volte la fotografia migliore si ottiene con una polarizzazione intermedia.
COME USARE IL POLARIZZATORE
Vediamo ora passo dopo passo il flusso di lavoro.
1. Montare il polarizzatore
Montiamo il CPL davanti all’obiettivo.
Se il filtro ha lo stesso diametro della filettatura dell’obiettivo, possiamo semplicemente avvitarlo.
Se il filtro ha un diametro maggiore, possiamo utilizzare un anello adattatore step-up.
È preferibile evitare, quando possibile, di utilizzare anelli step-down che riducono il diametro disponibile davanti all’obiettivo, perché possono aumentare il rischio di vignettatura.
Se utilizziamo un sistema a portafiltri, il polarizzatore viene inserito nell’apposito supporto.
Prestiamo attenzione a non lasciare impronte sulla superficie del filtro.
2. Comporre l’inquadratura
Prima di regolare il polarizzatore, componiamo la fotografia.
È importante sapere che l’effetto dipende dalla posizione del Sole e dalla direzione verso cui stiamo fotografando.
Se vogliamo intervenire soprattutto sul cielo, ricordiamo che il massimo effetto si ottiene quando la direzione di ripresa è circa a 90° rispetto alla direzione del Sole.
3. Ruotare lentamente il polarizzatore
Guardiamo attraverso il mirino oppure sul display e ruotiamo lentamente l’anello del CPL.
Osserviamo come cambiano:
- i riflessi sull’acqua;
- i riflessi sul vetro;
- il colore della vegetazione;
- il contrasto;
- la foschia;
- il cielo.
Fermiamoci quando raggiungiamo l’effetto desiderato.
Non dobbiamo necessariamente cercare il massimo effetto.
4. Regolare l’esposizione
Una volta stabilita la posizione del polarizzatore, controlliamo l’esposizione.
Ricordiamo che il CPL comporta generalmente una perdita di circa 1,5–2 stop.
In modalità automatica o semiautomatica la fotocamera normalmente compenserà automaticamente la perdita di luce.
In modalità manuale dovremo invece regolare il triangolo dell’esposizione secondo le necessità:
- tempo di posa;
- apertura del diaframma;
- sensibilità ISO.
Se stiamo fotografando un paesaggio con la fotocamera sul treppiede, possiamo per esempio compensare la perdita di luce utilizzando un tempo di posa più lungo.
5. Mettere a fuoco e scattare
Con una fotocamera moderna e un CPL correttamente utilizzato, autofocus ed esposimetro possono normalmente funzionare senza particolari problemi.
Se utilizziamo una fotocamera o un sistema particolare, è comunque opportuno verificare le indicazioni del produttore.
A questo punto possiamo scattare.
6. Controllare il risultato
Dopo lo scatto controlliamo:
- l’intensità dei riflessi;
- l’effetto sul cielo;
- l’eventuale presenza di zone troppo scure;
- la naturalezza dei colori;
- la presenza di vignettatura;
- eventuali flare o ghosting;
- l’esposizione complessiva.
Se il risultato non è quello desiderato, ruotiamo nuovamente il polarizzatore e ripetiamo lo scatto.
POLARIZZATORE E POST-PRODUZIONE
L’effetto del polarizzatore non può essere completamente ricreato in post-produzione.
È possibile aumentare contrasto, saturazione, chiarezza e microcontrasto con un software, ma non possiamo ricostruire perfettamente ciò che il polarizzatore ha modificato durante la ripresa.
L’esempio più evidente è l’acqua.
Se durante lo scatto il polarizzatore ha ridotto il riflesso e ha permesso al sensore di registrare maggiori dettagli del fondale, quei dettagli sono presenti nel file.
Se invece il riflesso non è stato ridotto durante la ripresa, in post-produzione non possiamo semplicemente “eliminarlo” per recuperare informazioni che non sono state registrate.
Per questo il polarizzatore non è semplicemente un filtro per aumentare il contrasto: è uno strumento di ripresa che modifica fisicamente la luce prima che raggiunga il sensore.
COME SCEGLIERE IL POLARIZZATORE
Un polarizzatore di buona qualità può essere piuttosto costoso.
Se possediamo obiettivi con diametri differenti, può essere conveniente acquistare un unico CPL del diametro maggiore tra quelli necessari e utilizzare anelli adattatori step-up per gli obiettivi con diametro inferiore.
Per esempio, se abbiamo obiettivi da 58, 67 e 77 mm, possiamo acquistare un CPL da 77 mm e utilizzare anelli adattatori da 58→77 e 67→77 mm.
In questo modo possiamo utilizzare lo stesso filtro su più obiettivi.
È importante scegliere un filtro di buona qualità, perché il polarizzatore si trova direttamente davanti all’obiettivo e diventa quindi parte del percorso ottico dell’immagine.
Un filtro di qualità scadente può introdurre dominanti di colore, perdita di contrasto o riflessi indesiderati.
IN SINTESI
Il polarizzatore è uno strumento particolarmente efficace quando vogliamo:
- ridurre i riflessi sulle superfici non metalliche;
- vedere meglio attraverso la superficie dell’acqua;
- ridurre determinati riflessi sul vetro;
- rendere più intensi i colori della vegetazione;
- aumentare il contrasto percepito;
- ridurre la foschia atmosferica in condizioni favorevoli;
- rendere il cielo più scuro e contrastato.
Ma dobbiamo ricordare che:
- non elimina necessariamente tutti i riflessi;
- non funziona sui riflessi metallici;
- il suo effetto dipende dalla posizione del Sole e dalla direzione di ripresa;
- con i grandangolari può rendere il cielo poco uniforme;
- nei panorami può creare differenze difficili da correggere;
- sottrae normalmente circa 1,5–2 stop di luce;
- può provocare vignettatura, flare e ghosting;
- l’effetto non è completamente replicabile in post-produzione.
Il modo migliore per imparare a usarlo è semplice: ruotare lentamente il filtro e osservare ciò che accade nell’immagine.
Non cercate necessariamente la massima polarizzazione.
Cercate invece l’effetto più adatto alla fotografia che state realizzando.
